Allan Harris / Diana Krall

13 luglio, Arena santa Giuliana



ALLAN HARRIS

 

 

Vecchia conoscenza di Umbria Jazz. Non solo: Allan Harris è stato negli ultimi anni uno dei più assidui frequentatori del festival. Adesso torna a Umbria Jazz sulla scia dell’ultimo disco, dedicato a "The Genius of Eddie Jefferson", uno degli inventori del "vocalese". Jefferson, drammaticamente scomparso 40 anni fa, componeva, improvvisava e cantava testi per i grandi assoli strumentali del jazz, adattando le sue liriche a classici di Lester Young, Coleman Hawkins, Miles Davis. Il vocalese è un genere di nicchia, anche per le difficoltà che comporta. Harris non compie una operazione nostalgia ma immette nuova linfa in una vocalità che certamente fa parte della storia del jazz.

Harris è diventato una star dopo aver vinto il referendum dei critici di Downbeat nella categoria "Rising star jazz vocalist". In America questo titolo è la consacrazione ufficiale di una stella, ma il pubblico di Umbria Jazz è arrivato prima. Qui Harris è molto conosciuto per aver partecipato tante volte sia alle edizioni invernali di Orvieto che a quelle estive di Perugia. Cantante e chitarrista, questo artista di Brooklyn rappresenta la quintessenza della vocalità jazz. Il mondo a cui si richiama è quello dei crooner, un genere che oggi non è molto prolifico, almeno a questi livelli. Harris ne ha ripreso lo stile garbato, mai sopra le righe, sempre elegante. In una parola, classico.





DIANA KRALL


Diana Krall torna a Umbria Jazz a distanza di tre anni con il suo trio e con un ospite davvero molto speciale, Joe Lovano, uno dei più grandi sassofonisti del jazz contemporaneo.
La pianista-cantante canadese, oggi una delle più famose e amate star del jazz, sarà a Perugia sabato 13 luglio (ore 21, Arena Santa Giuliana). L’ultima volta era stata nell’edizione 2016, pochi mesi dopo la pubblicazione di “Wallflower”. Dopo quel disco, in un certo senso atipico per la scelta del
materiale, la Krall è tornata al grande songbook americano prediletto da chiunque suoni (o canti) jazz. Lo stesso che da sempre impreziosisce il suo repertorio. L’ultimo album, Love is here to stay, è una serie di duetti con Tony Bennett, icona dei crooner.
Il ritorno della Krall in Umbria è sempre un evento per il pubblico del festival, che si è innamorato del suo elegante tocco pianistico e della calda vocalità praticamente subito, testimone dei primi passi italiani di quella che era destinata a diventare una stupefacente carriera. Era il 1996 e la Krall si esibiva come residenti artist in un piccolo club intitolato in suo onore Blue Gardenia, visto che aveva appena inciso un disco tributo a Nat King Cole. Divenne presto chiaro che il jazz aveva finalmente trovato la degna erede, in chiave moderna, della figura di cantante-pianista che aveva avuto illustri precedenti come Carmen McRae, Betty Carter, Shirley Horn.
Da allora Diana Krall è stata molte altre volte a Umbria Jazz, che ha potuto così registrare le diverse tappe del suo percorso musicale. Successi discografici, due Grammy Awards (con otto nominations) e altri riconoscimenti prestigiosi, partecipazioni ai più importanti festival internazionali sono tasselli di una vicenda artistica che resta dopo 25 anni in piena evoluzione.